IL CANALE VACCHELLI

 

Il Canale Vacchelli, detto anche Canale Marzano, è un canale irrigatore che attraversa la pianura cremonese. Deriva dal fiume Adda e contribuisce a soddisfare il fabbisogno idrico di circa ottantamila ettari di terreni agricoli. Il suo percorso, di circa 34 Km, ha inizio nelle vicinanze di Marzano tramite una chiusa situata presso la morta del Bocchi,  più precisamente nel comune di Merlino (Lo). Costeggia i comuni di Spino d’Adda, Palazzo Pignano, Vaiano Cremasco e attraversa il lato nord di Crema per poi scavalcare,  con un particolare ponte, il fiume Serio. Prosegue a lambire il territorio di Izano e, giunto a Salvirola, un ramo di esso va ad impinguare il Naviglio della Città di Cremona. Il tronco principale continua il suo percorso in direzione sudest per giungere poi nella località detta “Tombe Morte” nel comune di Genivolta (Cr), a far parte dell’importante complesso idraulico ivi presente e cedere qui le sue acque al Naviglio Grande Pallavicino e al Naviglio della Città di Cremona.

 

 

COME NASCE IL CANALE VACCHELLI – LA STORIA

 

La costruzione del canale Vacchelli risale alla seconda metà del 1800, periodo in cui l’agricoltura cremonese attraversò una profonda crisi. I  sistemi  di coltivazione dei terreni,  ormai superati,  risultavano inadeguati  a soddisfare le nuove esigenze economiche del territorio. Si pensò di migliorare ed intensificare la produzione agricola partendo dall'ampliamento della rete di irrigazione, così da incrementate la produzione  delle colture di mais, frumento, lino e prati e  ridurre  il rischio che estati siccitose compromettessero rovinosamente i raccolti. Un buon rifornimento di foraggi avrebbe rafforzato il settore zootecnico, quindi la produzione di carne e latticini, ottenendo una maggiore quantità e qualità dei prodotti. Nonostante nel territorio cremonese fossero presenti importanti corsi d'acqua, quali i fiumi Adda, Oglio, Serio, Po  e numerose  rogge  , sorgenti naturali, acquitrini e paludi, l'irrigazione risultava comunque insufficiente. Bisognava proseguire le bonifiche già avviate in passato dai frati Benedettini, ma anche distribuire in modo più razionale la rete irrigua. In conseguenza ad un progresso del settore agricolo, anche i contadini, spesso colpiti dalla fame e dalle malattie, avrebbero migliorato le loro condizioni di vita. Partendo da questi presupposti nacque l’idea di costruire un canale per rafforzare la rete idrica della provincia di Cremona.

Pietro Vacchelli

Pietro Vacchelli (1837-1913) fu l’uomo che più di ogni altro credette in questo progetto. Parlamentare cremonese, diede un notevole contributo, insieme ai suoi collaboratori, alla realizzazione di questa importante opera, affrontando con tenacia e coraggio i non pochi problemi che la accompagnarono. Persona assai stimata nell’ambiente politico del tempo per il suo impegno e capacità nello svolgere  i numerosi compiti istituzionali a lui affidati, Pietro Vacchelli seppe cogliere le opportunità che gli consentirono di ottenere gli appoggi ed i finanziamenti necessari per portare a compimento la costruzione del canale. I primi passi furono diretti alla fondazione di un Comitato Promotore, del quale Pietro Vacchelli fu il Presidente.  In un secondo tempo, nel marzo del 1883 venne costituito un Consorzio formato da 59 comuni, per l’incremento delle irrigazioni nel territorio cremonese, sempre presieduto dallo stesso Vacchelli. Tra i vari progetti proposti per realizzare il canale fu scelto quello degli ingegneri Fieschi e Pezzini. Il Comitato Promotore fece una prima richiesta al Governo per la concessione a derivare acqua dal fiume Adda  nel 1881.  Successivamente, per conto del Consorzio Irrigazioni Cremonesi, venne presentato il progetto di dettaglio che fu approvato nel 1885 dal Ministero dei Lavori Pubblici, con l’allora Ministro il soresinese Francesco Genala.  Nel 1887 iniziarono i lavori di costruzione del canale che si conclusero nel 1892. Tra il 1893 e il 1894 venne costruita la vasca nella zona detta “Tombe Morte”, nel comune di Genivolta. Il canale poté funzionare parzialmente nel 1890 ed interamente nel 1891. Numerose furono le difficoltà, di diversa natura, riscontrate in fase di realizzazione dell’opera. Decisiva per il sostegno finanziario dell’opera fu la Banca Popolare, istituita da poco a Cremona, della quale Pietro Vacchelli fu cofondatore e primo Presidente. Il Consorzio infatti, in attesa dei finanziamenti statali, non disponeva di capitali propri per liquidare le spese imminenti.  Inizialmente il canale prese il nome di “Canale Marzano”.  Fu dedicato a  Pietro Vacchelli successivamente, nel 1913, anno della sua scomparsa. La costruzione del canale comportò la rimozione di circa due milioni di metri cubi di terreno e la costruzione di innumerevoli ponti tra i quali il ponte-canale che sovra passa il fiume Serio. Durante la costruzione  di questo ponte nel 1888, una piena del fiume Serio danneggiò le pile centrali inclinandole.  Le pile furono in breve tempo ricostruite e completate. In corrispondenza della chiusa di regolazione, presso Marzano, è presente un particolare edificio sul quale compaiono alcune lapidi commemorative; una di queste riporta i nomi dei comuni allora consorziati. Il canale Vacchelli resta tutt’oggi una tra le più importanti opere di ingegneria idraulica presenti sul nostro territorio.

 

Bibliografia :

Lorenzo Magarini, Pietro Vacchelli, Università della Terza Età di Cremona, lezione del 18 Aprile 2005.

Bruno Loffi, Pietro Vacchelli (1837-1913), in Cremona 1982 – Rassegna Trimestrale della Camera Di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Cremona.

AA.VV. il Canale Pietro Vacchelli, in Consorzio Irrigazioni Cremonesi

 


L’ ANTICO MESTIERE DEL “CARRIOLANTE” E  DEL “BADILANTE”


Un tempo, durante la realizzazione di grandi opere quali la costruzione di canali, di argini e livellamenti di terreni, il lavoro di scavo veniva effettuato con la forza fisica di uomini detti “carriolanti o scariolanti” e “badilanti”. Questi braccianti spostavano la terra con il solo ausilio di carriola, badile e vanga che loro stessi possedevano ed era un lavoro assai faticoso che solo i più robusti potevano sostenere. Giungevano al mattino presto sul posto di lavoro con la loro carriola, a piedi  oppure in bicicletta, alcuni trainandola, altri rovesciandola in testa e pedalando. La lunga giornata di lavoro prevedeva poche pause e spesso, per sopportare la fatica e farsi forza, intonavano insieme alcuni canti. I lavori di bonifica erano una grande opportunità di lavoro per le classi più povere della popolazione. Il reclutamento dei braccianti avveniva ogni settimana, in genere dalla mezzanotte della domenica, al suono di un corno: chi voleva partecipare al  lavoro doveva recarsi in fretta sul posto, chi arrivava in ritardo veniva escluso. Portavano con sé una sporta formata da cartocci di granoturco che conteneva il loro pranzo, da consumare a metà giornata: polenta, minestrone, lardo, fichi, fagioli e cipolle, che riscaldavano con un fuoco. Per bere usavano un secchio di legno ed un mestolo di alluminio da condividere con altri. Il vestiario era costituito da indumenti logori e rammendati, un cappello per ripararsi sia dal sole che dalla pioggia e, in base alla stagione, erano scalzi o con zoccoli di legno che contenevano della paglia al loro interno. Carriolanti e badilanti comparvero già a partire dal XVIII secolo,  epoca in  cui in Italia si rendeva necessario bonificare vaste zone, poiché buona parte del territorio pianeggiante era paludoso. Le opere di bonifica comprendevano anche la costruzione e manutenzione dei canali, interventi per il controllo e la raccolta delle acque e i lavori per il consolidamento dei pendii.  Questi antichi mestieri, durati fino agli anni ’40,  andarono scomparendo con l’introduzione delle macchine.